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Sa PALA LARGA muore

COMUNICATO STAMPA
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MENTRE I GIGANTI DI MONT'E PRAMA TRIONFANO...
SA PALA LARGA MUORE
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Le foto che alleghiamo sono state riprese da dei nostri associati appartenenti, anche, all'associazione Aristanis Bike. Riguardano le condizioni, nella giornata di ieri, del sito della Domus de Janas de Sa Pala Larga, forse la più importante della Sardegna.

Per far capire la portata del problema basti il confronto fra la foto che pubblicizza il sito archeologico sul portale della Regione Sardegna e quella della triste realtà.
Lungi dal polemizzare questa Fondazione vuole richiamare con forza tutte le istituzioni, e tutti i Sardi, a fare in modo che questi patrimoni siano meglio tutelati, sia ai fini della conservazione che della valorizzazione economica in chiave turistica.
Di seguito per far meglio comprendere la vicenda, paradigmatica di tutto il patrimonio pre nuragico e nuragico della Sardegna, riportiamo l'estratto di un vecchio articolo di una rivista nazionale che già qualche anno fa denunciava la necessità di salvaguardare Sa Pala Larga

Nessuna altra area spiega i monumenti funerari del neolitico Sardo come Sa Pala Larga.
Questa tipologia di tombe è relativamente comune in territorio sardo, ma questo monumento presenta alcuni elementi singolari di arte rupestre, sia dipinti che scolpiti, ed è ora al centro di una controversia.
Nella primavera del 2010, sui soffitti e sulle pareti di questo monumento, che fa parte di un gruppo di necropoli ufficialmente indagate dagli archeologi nella Sardegna nord-occidentale, venne individuata una grande ricchezza di incisioni e di dipinti. L’importanza del sito fu portata all’attenzione del mondo attraverso le fotografie non ufficiali scattate dall’appassionato di archeologia Antonello Porcu, proprietario di un appezzamento adiacente. Grazie i suoi sforzi, i ricercatori hanno avuto la possibilità di conoscere questi meravigliosi affreschi.


Figura 1 - Sa Pala Larga tomba n° 7


Dopo una prima campagna di scavo, l’area venne sigillata e preclusa al pubblico e ai ricercatori. Grazie alla visita all’area svolta nell’ottobre 2010 da un’equipe di studiosi è stato scoperto che sono stati violati alcuni protocolli della Convenzione de La Valletta ed è risultato che la conservazione a lungo termine di questa e altre zone funerarie e rituali del Neolitico vicine non è stata affatto considerata.
Al termine dei primi scavi, gli archeologi sigillarono con grossi blocchi di pietra l’ingresso della tomba per nasconderlo, ricoprendo il tutto con un riempitivo di cemento. Prima che l’entrata dell’ipogeo venisse sigillata, il Comune di Bonorva aveva ricevuto una sovvenzione per incaricare un archeologo dello studio e dello scavo della tomba. L’archeologo, scelto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro, organizzò uno scavo e un programma di ricerca di quattro mesi. Gli scavi restituirono una facciata e un’entrata che conduceva a un passaggio scavato nella roccia e a una camera funebre.
Oltre al riempimento dell’entrata, la Soprintendenza ha deciso anche di coprire una parte della superficie esterna della zona tombale con un rivestimento in cemento, rovinando ulteriormente il contesto esterno dell’area. I responsabili della Soprintendenza dicono che questa procedura è stata attivata per preservare il sito da tombaroli e vandali. Malgrado l’indagine archeologica svolta sulla tomba della scacchiera debba essere ancora pubblicata e sicuramente lo scavo è stato effettuato in base agli standard più elevati, sigillare il monumento con un tale repertorio artistico è restrittivo e poco etico. La tomba è di grande importanza per la comunità scientifica e per la popolazione sarda: negando l’accesso a un monumento del genere può solo aumentare la curiosità dei potenziali tombaroli e vandali. Ci sono molti altri modi per conservare questo straordinario bene del patrimonio culturale; innanzitutto deve esserci la diffusione della conoscenza.
In base a ciò che è stato analizzato e registrato in altri ipogei scavati nella roccia del territorio, un metodo di conservazione e di controllo a lungo termine deve essere attuato il prima possibile. Per risolvere problemi come l’infiltrazione d’acqua e altri simili, bisognerebbe individuare il contesto del monumento in rapporto ai siti limitrofi, riunire confrontandole le informazioni scientifiche disponibili sul sito; affrontare le questioni di conservazione; considerare l’importanza del sito in termini di patrimonio per il turismo culturale.
La tomba della scacchiera e le testimonianze adiacenti rappresentano un importantissimo patrimonio culturale e archeologico a livello internazionale. Malgrado vadano lodate le autorità per aver investito dei fondi nello studio e nello scavo di questo ipogeo, è preoccupante il fatto che nessun esperto di arte preistorica abbia ispezionato le decorazioni artistiche della tomba per appurare la loro importanza e consigliare la migliore strategia di conservazione a lungo termine. È ugualmente allarmante che dopo quattro mesi di scavo, l’ipogeo sia stato rivestito rozzamente da una copertura in cemento. Benché sia apprezzabile che la tomba si trovi all’interno di una proprietà privata, l’area è recintata malamente e non c’è segnaletica che indichi che la zona è privata. Il modo poco accurato con cui è stato chiuso il sito dimostra come le autorità abbiano pensato poco al futuro a lungo termine di questo particolare ipogeo.
Testo estratto da http://notizie.antika.it/006741_sa-pala-larga-la-tomba-della-scacchiera-al-centro-di-una-controversia/
 

 

 

 

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