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Sardegna tra terra e cielo

di Giorgio Valdès

La precessione degli equinozi è lo spostamento dell’asse attorno al quale la Terra compie la rotazione giornaliera. A causa di questo spostamento i poli celesti (punti immaginari della sfera celeste in cui termina l’asse terrestre) si spostano, e la stella che indica il nord non è sempre la stessa. Anche il piano dell’equatore subisce uno spostamento rispetto al piano dell’eclittica (in cui giace l’orbita della terra intorno al sole) e di conseguenza si muovono anche i punti equinoziali di intersezione dei due piani. Queste considerazioni sono tratte dalla rivista online Focus, cui aggiungiamo un brano tratto dal “Mulino di Amleto”, pubblicazione edita in USA nel 1969 e per la prima volta in Italia nel 1966,  i cui autori sono il fisico e docente MIT ( Massachusetts Institute of Technology) Giorgio de Santillana (italiano) e la storica della Scienza tedesca Herta Von Dechend. Nel libro si legge tra l’altro che “una volta la precessione era l’unico moto secolare che i nostri antenati potevano tenere presente quando ricercavano un vasto ciclo che interessasse l’intera umanità…Essi credevano che lo slittamento del sole lungo il punto equinoziale incidesse sulla struttura del cosmo e determinasse una successione di età del mondo poste sotto segni zodiacali diversi”.

Confesso la mia ignoranza in materia, per quanto sia convinto che il rapporto dell’umanità con gli astri occupi una parte rilevante della storia del mondo. Non sono in grado di fare commenti in materia e mi limito pertanto, e più semplicemente, a riportare le considerazioni indirizzate alla nostra Fondazione dall’amico Loris Feresin, che prendono a loro volta spunto dall’allineamento dei menhir di Biru ‘e Concas a Sorgono, dal sito di Pranu Mutteddu a Goni e dall’altare preistorico di Monte d’Accoddi (tra Sassari e Porto Torres).

“ Prima di studiare e poi descrivere l’uomo antico, è importante immedesimarsi in lui.  Proviamo ad uscire all’aria aperta, possibilmente di notte e a spegnere tutti gli strumenti moderni, comprese le luci. Brutta sensazione il buio pesto  però, non è detto che andando avanti così come sta procedendo questa civiltà, tra non molto ci si ritrovi tutti al buio. Come tante cose, anche ogni civiltà ha una scadenza, poi dipende da madre natura riassorbire, biodegradare tutte le malefatte  che l’uomo moderno ha fatto e continua a fare in nome del progresso e del dio denaro. Cosa resterà di noi?  Quali tracce potranno essere osservate e studiate dagli abitanti di questo meraviglioso pianeta tra circa 15/20 mila anni?

Ora, le tracce di 15.000 anni fa si possono trovare ancora.  Quello che non è cambiato da allora, sono solo la posizione delle stelle e delle  montagne.  Le stelle non sono nella posizione  in cui si vedevano 15mila anni fa, perché  quello che si è spostato è l’asse terrestre per effetto della nota ‘Precessione degli equinozi’ ( il giro completo della Precessione degli equinozi si compie in 25736 anni circa). Usare i tempi della ‘Precessione’ come calendario per datare i siti archeologici più antichi e misteriosi è quasi doveroso, poiché  non è detto che cocci, arnesi e resti umani trovati scavando in un sito, siano delle stesse persone che l’hanno costruito.

Se guardiamo quali erano i riferimenti in cielo per le civiltà passate, notiamo,  ad esempio , che contemporaneamente nel 2673 a.C., secondo gli archeologi, a Giza in Egitto stavano costruendo le piramidi, mentre in Cina scrivevano la data zero del loro attuale calendario. Al polo nord in quell’anno c’era la stella Thuban o Alpha Dragonis, terz’ultima stella sulla coda della costellazione del Drago ( In Cina il Drago è un simbolo noto ), In Egitto, di questa costellazione, non c’è nemmeno una traccia, eppure per arrivare dalle piramidi di Giza a quelle cinesi della zona di Xian, basta seguire il sorgere del sole nel giorno del solstizio d’estate.

Oggigiorno lo studio delle stelle ci porta a sapere quali materie o minerali sono  presenti su questo o quell’astro,  quanto lontano è, se c’è la possibilità che ci sia vita; questi sono argomenti di studio degli astrofisici, da non confondere con gli astrologi che s’inventano storie solo a scopo di lucro confondendo le persone deboli e credulone.

Per l’uomo antico il cielo era come l’orto di casa e lo conosceva bene, molto più di noi. Non sempre come riferimento del polo nord c’era una stella come  ora con la stella Polare o 4500 anni fa per i cinesi con la stella Thuban. Prima di questa data, civiltà evoluta o no, l’uomo si è sempre creato i punti cardinali con riferimenti capibili da tutti, quindi è logico pensare che nell’emisfero nord i riferimenti astrali e terreni fossero solo quelli della parte nord del pianeta Terra, mentre per la parte sud, quasi tutto mare, i riferimenti astrali dell’emisfero sud. ( Es. La nota costellazione di Orione, visibile bene nelle notti stellate invernali è sull’equatore e fa parte delle costellazioni dell’ emisfero sud come  tutte le stelle sotto verso l’orizzonte, compresa stella Sirio. ). A nord oltre alla Luna e i pianeti come Giove, Saturno, Marte e Venere che erano considerate stelle, ci sono 5/6 stelle molto brillanti che si possono vedere bene poco prima dell’alba e poco dopo il tramonto quando il cielo è ancora chiaro e sono: Arturo, Vega, Deneb,  Altair, Capella o Alpha Aurigae e la stella Polaris o  Polare.

Oltre alla Polare, per trovare una di queste stelle vicino al polo nord bisogna andare indietro nel tempo nel 11904 a.C. (quasi 14000 anni fa), la stella Vega è al massimo nord poco più di 7° dal polo , quindi chi costruiva qualcosa in quell’epoca, orientava la costruzione verso i punti più a est e più a ovest del cerchio tracciato dalla stella nella rotazione attorno al polo. Strumenti necessari per individuare questi punti nel cielo erano gli obelischi e altri strumenti : telai in legno simili alle pietre di Stonehenge.

In Sardegna non tutto è perduto.  Terra ancora integra e piena di siti molto antichi tutti da analizzare e studiare, contrariamente al resto dell’Italia dove, a partire dagli Etruschi, poi romani, Chiesa e le varie signorie,  i siti antichi sono stati coperti o demoliti  tutti o quasi tutti  come le vie Cave in Toscana (astronomicamente  molto importanti).

In Sardegna purtroppo alcuni siti come Pranu Mutteddu sono coperti dalla vegetazione e non si riesce a vederli con Google Earth. L’altro sito che si può vedere solo parzialmente, ma sufficientemente per trovare le direzioni giuste delle due file di pietre è Biru ‘e Concas di Sorgono.

Invece si vede bene Monte d’Accordi, li le stelle parlan chiaro, lo studio dettagliato della “Precessione degli Equinozi”, con l’uso di programmi computerizzati  che permettono di trovare i dati e la posizione delle stelle anche molto lontane nel tempo,  lo fa risalire  poco più di 11000 anni a.C.

 E’ difficile pensare che più di 11000 anni fa ci fosse una civiltà così evoluta  da averlo  costruito,  forse la parola giusta è intelligente, perché dai dati emersi dallo studio anche di altri siti, la stessa dimostra  conoscenza del cielo e del territorio di tutto il pianeta Terra”.

La foto dell’altare prenuragico di Monte D’Accoddi è di Cinzia Olias

 

 

 

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