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I pozzi sacri galluresi di Sa Testa e Milis

di Giorgio Valdès

Lo storico Dionigi Panedda (Bitti 1916 – Olbia 1989), in alcuni passi del  libro “Olbia e il suo volto”, pubblicato nell'anno del suo decesso (Antonio Delfino Editore), proponeva alcune considerazioni sui pozzi sacri, raffrontando in particolare la struttura del pozzo di “Milis” a Golfo Aranci a quella del pozzo di “Sa Testa” a Olbia:

 “I pozzi sacri, o templi a pozzo, erano luoghi di culto, nei quali i nuragici veneravano l’acqua di vena, che ritenevano sede del dio o del dio delle fonti. Il tempio a pozzo di ‘Sa Testa’ si trova a breve distanza dal ristorante ‘Il pozzo sacro’, sulla strada litoranea che da Olbia porta a Golfo Aranci. Il suo discreto stato di conservazione è dovuto al fatto che il monumento fu scoperto casualmente solo negli anni Trenta, dopo essere restato per secoli sepolto da materiale di riporto. Nella sua articolazione architettonica si riconoscono quattro parti: cortile circolare, dove, presumibilmente, si raccoglievano i fedeli durante lo svolgimento dei sacri riti; vestibolo o pronao, in cui, sul lato destro, era posto l’altare, ora andato disperso; scala di 17 gradini, a rampa rettilinea, coperta da architravi in progressiva discesa; e, in fondo alla scala, camera ‘a tholos’, dal cui pavimento sgorga l’acqua di vena. Il pozzo sacro di ‘Sa Testa’ sembra da ascrivere al gruppo più antico dei templi a pozzo: quelli realizzati con file di pietre non squadrate e,  le più, sbozzate in parallelepipedi caratteristici dell’’opera subquadrata’. Per quanto attiene ad una più precisa cronologia del monumento, essa appare sufficientemente indicata da queste sue caratteristiche tecniche: assenza del megalitismo nelle pietre messe in opera; armonica articolazione degli ambienti che, all’esterno, si raccordano con il susseguirsi di linee sempre sinuose, mentre all’interno c’è un movimento mistilineo di pareti. Tutto ciò denota un periodo più evoluto dell’architettura nuragica, la quale, più tardi, anche nei templi ‘a tholos’ raggiungerà la perfezione dell’’opera isodoma’”...(omissis)… “Il tempio a pozzo di Golfaranci è ubicato in quella parte della stazione ferroviaria golfoarancina in cui è sistemata la colonia elioterapica per i figli dei ferrovieri.  Confrontato con quello di ‘Sa Testa’, il pozzo ‘Milis’, per quanto attiene alla pianta, è privo del cortile circolare e del pronao. Quest’ultimo però – che in simile monumento non poteva mancare- è andato sicuramente distrutto. L’odierno vano rettangolare che sta al suo posto, è costruzione posteriore che si è resa necessaria per proteggere l’accesso al pozzo. Il cortile circolare, invece –non sempre presente nei pozzi sacri- può essere stato in quello di ‘Milis’, ed essere andato distrutto con gli sbancamenti operati in quel luogo nella seconda metà del secolo scorso, quando fu costruita la stazione ferroviaria. Per quanto attiene alle proporzioni, il pozzo ‘Milis’ le ha più monumentali di quelle del tempio a pozzo di ‘Sa Testa’. Più monumentali, ad es., sia nella scala che, originariamente contava 40 gradini; sia nella camera ‘a tholos’, che presenta un’altezza complessiva superiore ai  9 m. Circa, poi, la struttura tecnica, non mi sembra che ci sia una sostanziale differenza tra i due monumenti, soprattutto nei muri che fiancheggiano la scala. Ma anche i parallelepipedi della pietra locale, che qui vediamo messi in opera, sono lavorati a mazza, dando così luogo all’’opera subquadrata’. L’impressione di maggior rifinitezza che traspare dal pozzo ‘Milis’ è, a mio avviso, da attribuire alla diversa natura della pietra utilizzata per la costruzione del monumento. Per quanto, infine, si riferisce alla cronologia del tempio a pozzo di Golfaranci, ritengo che questo sia largamente coevo a quello di ‘Sa Testa’. Stando ai reperti raccolti nell’uno e nell’altro pozzo, sembra che quest’ultimo non sia stato utilizzato in età successiva a quella nuragica, al contrario del Pozzo Milis, la cui utilizzazione scende fino all’età romana”.

 

La foto del pozzo sacro di Sa Testa è di Beatrice Auguadro. Altre immagini dei due pozzi citati dal Panedda saranno riportate sulla pagina facebook di Nurnet.

 

 

 

 

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