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Nicola Porcu e il Popolo del Mare

di Giorgio Valdès

<< Nicola ha il mare nelle vene. Ci è cresciuto con gli occhi al Mediterraneo, a Calamosca. Da piccolino andava a cercare punte di ossidiana su in alto, lì dove gli archeologi hanno poi trovato roba neolitica e dove, nel periodo fenicio, era stato tirato su un tempio di Astarte, solluchero per i marinai che dopo la traversata da Cartagine o da Mozia, lì potevano fare atto di fede accoppiandosi allegri con le prostitute sacre.

Così –occhi al bagnasciuga convinto com’è che esistesse una marineria nuragico-shardana- ha fatto, a spese sue, questo progetto di ricerca sui nuraghi a mare che presentiamo in anteprima.

Dice Nicola: “Montando insieme gli sguardi panoramici che dai nuraghes di costa si ottengono, ti accorgi che una nave qualsiasi, amica o nemica che fosse, era costantemente monitorata.

Il che presuppone chiaramente un’organizzazione politico-economico-sociale stupefacente per quegli anni e per un territorio così vasto”.

Guai a dirgli: ma di chi avevano paura per recintarsi così? “ Gli Stati Uniti d’America sono attualmente, sicuramente, la più grossa potenza mondiale, eppure hanno un’infinità di missili puntati contro il resto del mondo”.

Ed è vero però: vero anche questo.

Come è vero che quella sua è “una prima griglia di ricerca su tutto quello che è il ‘Sistema dei porti, approdi e nuraghi costieri’.

Ce ne sono almeno una decina di porti nuragici – ci sono con evidenze di grandi pietre che dal bagnasciuga finiscono annegate sott’acqua: quelli verrebbe davvero la pena di indagarli a fondo.

Ne ho già accennato alla Soprintendenza. Si dicono molto, molto interessati Vedremo…”.

Un’isola blindata, dunque. Tutta da indagare , ancora sul versante marinaro: il versante Shardana…>>

Questo scriveva Sergio Frau nel suo libro “Le Colonne d’Ercole, un’inchiesta”, riportando le parole di Nicola Porcu, caro amico e socio fondatore Nurnet deceduto nell’agosto del 2015.

Nicola, ispettore onorario della Soprintendenza per i beni subacquei e sommozzatore professionista, riprese queste considerazioni nel suo libro “Hic Nu Ra, racconto di un’altra Sardegna”, pubblicato da Delfino Editore nel marzo del 2013.

In un apposito capitolo scriveva tra l’altro: <<…In quarant’anni di ricerche subacquee ho potuto constatare che qualsiasi insenatura, qualsiasi riparo, qualsiasi spiaggia risulta controllata da nuraghi, spesso anche imponenti.

Queste costruzioni sono presenti anche nelle isole di Carloforte, di Sant’Antioco, oltre che nell’isola di Maldiventre, in quelle dei Cavoli e di Serpentari, nonostante queste ultime abbiano dimensioni poco più grande di uno scoglio.

Alcuni toponimi di porti nuragici da me studiati, confermano la vocazione di questo popolo per il mare: “Nurajanna” e “S’Enna ‘e S’Arca”, per esempio, vogliono dire in lingua sarda “nuraghe porta” e “la porta della barca” e indicano due delle migliaia di nuraghi costieri, con relativo ridosso per il naviglio, legati al sistema della navigazione.

I nuraghi disposti lungo la costa erano in collegamento tra loro, posizione che permetteva un controllo continuo delle imbarcazioni che viaggiavano nel mare sardo. Per esempio, una nave che partiva da Porto Pirastu di Capo Ferrato e doveva arrivare a Baccu Mandara di Jenna ‘e Mari, era “monitorata” costantemente durante la navigazione.

Questa straordinaria organizzazione lascia intendere che questo popolo era capace di creare un complesso sistema insediativo collegato, lungo la costa, alla navigazione e supportato da un’eccezionale interconnessione tra la componente politica, economica, militare e religiosa.

Una tale pianificazione, capillare e articolata nelle componenti strutturali (porti, approdi, nuraghi costieri, nuraghi non costieri ma in correlazione visiva sia con la costa sia con l’interno dell’Isola) è specchio dell’organizzazione di comunità sarde artefici di una civiltà che non ha eguali presso la maggior parte dei popoli del tempo.

Tutto lascia pensare, quindi, che nel secondo millennio a.C. e in parte nel primo la Sardegna fosse la più grande potenza marinara del Mondo Antico…>>.

Nella foto: il cantiere archeologico del tempio di Astarte sulla Sella del Diavolo a Cagliari.

 

 

 

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