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Pozzi e Fonti Sacre

                 

 L’acqua, intesa come prima fonte di vita, ha svolto sempre un ruolo fondamentale nella storia delle genti di Sardegna, che vollero erigere in suo onore straordinari santuari incentrati sulla presenza di una struttura a pozzo, come a S.Cristina di Paulilatino e a S.Vittoria di Serri, o di una fonte sacra come a Su Tempiesu di Orune.
Negli oltre cinquanta edifici presenti nell’isola e dedicati al culto delle acque, avvenivano presumibilmente riti simili al battesimo cristiano, tramite i quali i nuovi nati entravano di diritto a far parte della comunità.
Ma in essi si svolgevano anche altre cerimonie, come le “ordalie dell’acqua”, descritte in particolare dal Pettazzoni, massimo storico italiano delle religioni che, richiamando le fonti classiche, scriveva che in certi luoghi della Sardegna “pullulano fonti d’acque calde, miracolose per i loro effetti terapeutici, particolarmente efficaci per la cura degli occhi. Sugli occhi poi hanno anche un altro effetto: chi è sospettato di furto viene sottoposto alla prova dell’acqua, cioè a un lavacro degli occhi; se è innocente gli si aguzza la vista, se è colpevole diventa cieco”.
A parte queste usanze che lasciano ipotizzare un’inquietante discrezionalità da parte dell’officiante, sacerdote o sciamano che egli fosse, è interessante osservare come il pozzo interrato, cui si accede tramite una scalinata in pietra, non solo sia normalmente circondato da una sorta di recinto che ne evidenzia la centralità, ma il suo complessivo aspetto planimetrico richiami l’apparato genitale esterno femminile, riproponendo quindi quel concetto di fecondità e di rigenerazione della vita su cui è improntato l’intero megalitismo isolano.
A conferma di quanto asserito, la pianta del pozzo di S.Cristina, presenta profonde analogie con alcuni elementi della cultura egizia, come in particolare l’”ankh”,simbolo geroglifico della vita e il pendaglio “menat”, emblema di “Hator”, la dea dell’amore e della gioia.

Ma lo stesso pendaglio menat, come anche l’ankh, perfettamente accostabili alla planimetria del pozzo sacro di S.Cristina, si ripresentano nel simbolo di Tanit, divinità punica della fertilità e del piacere, a sua volta assimilata alla dea fenicia Astarte.
Tutte considerazioni che consentono di attribuire ai pozzi sacri e all’acqua in essi contenuta un valore simbolico straordinario, costituendo nello stesso tempo elementi basilari per la comprensione dello spirito religioso dei nostri progenitori.


di Giorgio Valdès